Baci dalla Quechua

Lettore mio dolce, forse ancora non lo sai ma a settembre trasloco. Sorpresa!

 È vero, caro amico abbronzato esclusivamente sui bicipiti, sulla piega che prenderà questo cinepanettone con un incredibile Dario Argento alla regia e un’indimenticabile Maria De Filippi come voce narrante fuori campo, che denominiamo “vita” per accorciare, non ti ho ancora aggiornato ma lo faccio adesso, così, in medias res per rendere il tutto un tocco più frizzante.

E infatti tra circa un mese comincerò a lavorare in una oreficeria come praticante e seguirò un corso di tre anni e rotti alla fine dei quali sarò in grado di assemblare un gioiello del valore commerciale speranzosamente superiore a quello di un qualsiasi suppellettile ordinato su aliexpress. Il tutto in un’atra città, però sempre nel paese di chi rende persino le carinerie cacofoniche.

Che incredibile cambio di rotta e soprattutto che squisita decisione presa non affatto su due piedi e nei secondi che intercorrono tra uno stranuto e l’altro.

Ma ormai mi conosci, mio coccoloso amico, e sai che se c’è una cosa che proprio mi scoccia è perdere tempo per riflettere sulle scelte esistenziali, quindi se ti dico che ho firmato il contratto senza neanche accertarmi di non star pattuendo di entrare nella tratta delle bianche penso che non farai fatica a credermi.

Comunque l’idea che tra poco tempo comincerò una nuova avventura mi emoziona (se questa improvvisa voglia di alzarmi la mattina senza fare gli sgambetti agli anziani si puó definire emozione). L’unico ostacolo che mi impedisce di twerkare di felicitá, o almeno, di farlo ma con la fronte aggrottata, sono i soldi e, se vogliamo, il fatto che senza un mucchio di questi trovare una casa sta diventando più complicato del previsto.

A quanto pare quando alle visite immobiliari ti scappa di accennare al fatto che sei una quasi 28enne nullatenente e con una incredibile propensione ad apparecchiarti la faccia con piercing finti, sono in pochi quelli che si prendono il disturbo di avvertirti con una e-mail che a te hanno preferito un punkabbestia nazista e rettiliano.

Inutile specificare che gli standard per la mia nuova abitazione non sono esagerati:

-Monolocale comodamente misurabile in apertura alare di gabbiano qualora il metro quadrato sia un’unità troppo ambiziosa per il mio budget;

-4 muri, anche in fango/plexiglas/truciolato;

-Un tetto possibilmente saldo (preferibile ma non indispensabile. In caso di assi ballerine si lavora di preghiere);

-Con porta d’ingresso ma giusto per scoraggiare l’entrata in casa dei lupi di notte (Ladri e malfattori possono anche fare una capatina. L’importante è che non mettano su il broncio quando scoprono l’amara verità.).

Pensa, amico mio, che un picco di disperazione ho anche pensato di affittare una stanza in un appartamento condiviso. Idea che poi ho scelto di scartare perché se è vero che ho tanto bisogno di una sistemazione, è altrettanto vero che l’idea di condividere il bagno con persone di cui non conosco neppure i natali mi fa accapponare la pelle come uno Shar Pei.

Senza contare che gli unici due personaggi da sbarco che hanno risposto alle mie chiamate hanno pure avuto il fegato di sparire. Sembra quasi che il mio vicino di casa attuale li abbia informati del fatto che tra i miei hobby degli ultimi anni hanno figurato lo shuffle, la batteria elettrica, delle simpatiche lezioni di canto da youtube e una parentesi di falegnameria.

E quindi che nessuno reagisca con stupore quando alla prossima cena di classe del liceo, mentre in quattro danno da mangiare al secondogenito, in tre raccontano perché hanno scelto di studiare medicina, cinque spiegano i benefici del guadagnare soldi investendo in borsa e un paio distribuiscono le copie del loro ultimo bestseller, cercherò di richiudere la mia tenda quecha con struttura a pop-up senza perdere le staffe.

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