Dimmi come ordini e ti dirò che cliente sei

Una rassegna piccata di alcuni clienti tipo

Profilo A

Si siede al tavolino e, quando lo raggiungo per chiedere che cosa voglia ordinare, mi guarda giudicante come se gli stessi mostrando oscenamente i seni e mi dice con una punta di aggressività che ha bisogno ancora di tempo per scegliere.

Gli lascio 15 minuti di tempo perché ogni volta che faccio incursione nei pressi del suo posto a sedere, anche solo per servire i tavoli vicini, mi scaccia come una mosca.

Quando finalmente si sente pronto a ordinare mi chiama con la stessa noncuranza con cui rifiuta di farsi lavare il vetro al semaforo.

Gli  sorrido perché nonostante tutto il cliente ha sempre ragione ma mi appunto di dargli una spintarella nel caso ci dovessimo trovare nella stessa fermata di tram.

Mentre mi immagino intenta a spiegare al signor agente che “è stato solo un brutto incidente”, mi chiede l’unica cosa che sul menu cartonato di 8 pagine non c’è.

Quando gli spiego che i churros nella Germania dell’est non sono contemplati non solo nel locale dove ha scelto di sua volontà di sedersi ma anche per diversi chilometri in tutte le direzioni, si indispettisce.

Con sarcasmo e il sorrisino di chi la sa lunghissima mi chiede “ma che razza di locale è questo senza churros?”

Profilo B

Fino al momento di ordinare è una persona ok. Almeno ha letto il menu.

Il problema sussiste quando andando a sparecchiargli il piatto, per finta gentilezza gli chiedo se ha gradito il suo spaghetto aglio e olio.

Di solito questa operazione di routine dura pochi secondi, il tempo che mi dica “si buono” e io lo ringrazi (e non so neanche perché lo faccio dato che non l’ho cucinato io) e me ne vada con le sue stoviglie.

Ma con lui è diverso. Gonfia il petto perché nella lamentela carpiata che mi sta per rifilare non vuole prendere inutilmente fiato neppure una volta.

“Innanzitutto gli spaghetti erano troppo spessi”

Annuisco e gli assicuro che lo farò sapere a chi di dovere.

“Poi l’aglio era troppo … gustoso. Sa cosa intendo”

Non lo so ma cerco di sembrare contrita.

“e poi non parliamo dell’olio”

Dato che non se la sente di parlarne non chiedo nulla. A quanto pare invece alla fine trova le forze per discuterne

“troppo unto”

Confermo, il fatto che l’olio unga è uno dei motivi per cui non ci sono più le mezze stagioni

Il signore prosegue nel lamentarsi circa il disegno delle ceramiche. “poco gusto del design del mio piatto. Posate normali e poco estrose. Bicchieri che svolgono strettamente il loro lavoro di bicchieri ma che non stupiscono.”

Prendo appunti per dare un po’ di soddisfazione al mio interlocutore.

Quando sembra che abbia terminato comincio a mettere la retro. Il cliente A mi sta chiamano a schiocchi di dita come si fa con i chihuahua e ho l’impressione che sia in vena di bourguignon.

Ma il mio ospite mica ha finito e pretendendo ancora le mie attenzioni mi rivela “mi aspettavo di poter mangiare il mio piatto di pasta con facilità invece ho dovuto usare anche il coltello oltre che la forchetta”

Immagino che chiedergli in che senso abbia potuto impiegare il coltello per due mestolate di spaghetti potrebbe significare che, a spiegazione terminata, l’autore del trono di spade sia finalmente riuscito a terminare l’ultimo libro della saga.

Non mi pare il caso

 Profilo C

È estremamente carina o carino: saluta e chiede cordialmente di poterti sedere al tavolo. Mi piace nonostante mi renda conto che questo sia il profilo standard di qualsiasi serial killer. Reduce da quello che ha usato, ma solo perché costretto da circostanze ignote, il coltello durante il pasto però già parte bene.

Dopo pochi minuti (perché oltre che estremamente cordiale sa anche leggere un elenco puntato senza il bisogno di qualcuno che lo incoraggi a farlo) torno al suo tavolo per prendere l’ordinazione e, con incontenibile educazione, mi fa un sorrisone a tre file di denti come gli squali.

“Vorrei gli spaghetti al sugo” mi dice ma non si ferma “ma al posto degli spaghetti mi fa mettere gli gnocchi?

Io dico “certo”, per lei questo e poco altro

“Ma senza sugo”

Sussulto ma prendo appunti

“Al posto del sugo mi fa mettere una salsa ai quattro formaggi?”

Vediamo quel che si può fare

“si ma con poco formaggio”

Le spiego che la cosa mi pare complicata

“ok allora mi fai mettere del pesto?”

Il pesto lo abbiamo, sono contenta

“si ma senza basilico e senza aglio”

 Profilo D (succursale del C)

Ho appena finito di ordinare in cucina un piatto di gnocchi al niente. Ho dovuto spiegare al cuoco che non è colpa mia, io prendo sono le ordinazioni e che se continua a prendermi a male parole brandendo il cucchiaio di legno mi toccherà mandargli il servizio di igiene al locale per ripicca.

Mi dirigo da lui, il cliente D, che è in compagnia di altre due persone. Non so se siano tre amici o tre parenti, l’unica cosa certa è che nessuno fa neppure il gesto di aprire il menù. Lo tengono davanti al tavolo e aspettano.

Mi avvicino per assicurarli sul fatto che non sia un audiolibro e che possono tranquillamente maneggiarlo. Annuiscono ma caparbi mi chiedono

“Ma lei cosa ci consiglia”

Io vorrei suggerirgli di andarsi a prendere un kebab che è sempre la scelta più semplice ma non vengo pagata per chiedere agli avventori di pussare via. Allora gli do qualche consiglio senza nessuna cognizione di causa.

Dopo una decina di minuti in cui indico pietanze lasciandomi guidare dalla casualità, quello a capotavola mi risponde “SI ma io sono vegana, crudista e un tocco induista”

La persona alla sua destra mi spiega che, per quello che Freud definisce la sindrome della alimentazione a specchio, è carnivora, amante del barbecue e un po’ cristiana

L’amico o parente alla sua sinistra invece ammette: “a me piace tutto”

Sorrido rincuorata

 “Putroppo però sono celiaca, allergica ai latticini e intollerante alle proteine animali”

Profilo E

Ho appena terminato di comporre tre menù ad hoc per un vegano, un carnivoro e uno che vorrebbe mangiare tutto ma che sulla carta può nutrirsi solo di macedonia. Mentre spiego al cuoco che il mondo è bello perché è vario, lo vedo con la coda dell’occhio.

Entra a passo di marcia dentro il locale e si siede nell’unico tavolo su cui c’è il cartellino con scritto riservato. Oltre ad essere arancione, un colore che penso vedano pure i cani se si sforzano un po’, è nella sua lingua madre, ma questo non lo scoraggia dall’ignorarlo.

Non ho neanche il dubbio che forse sia lui stesso la persona che ha riservato il posto perché è da solo e il tavolo è apparecchiato per 15 persone con tanto di cartellone a tema “addio al nubilato”.

Allora vado da lui e con un sorrisone gli faccio presente la dura realtà`. Deve sloggiare “però puo sedersi in uno degli 83 tavolini liberi”

La verità è che è vero che ci sono 83 tavoli completamente a sua disposizione e persino l’opzione di mangiare in piedi come i cavalli, però lui ormai si è affezionato al suo posto e anche se Lena e le sue damigelle sono giá all’entrata del ristorante pronte per festeggiare a poche ore dal sacro vincolo del matrimonio (che già dalla parola vincolo mi sa proprio di una faccenda invitante) si rifiuta di alzarsi.

Perché lo faccia ci vorranno minuti e minuti di incredibile dialettica e la mia proposta di portarlo direttamente a cavalcioni sulle spalle al tavolo subito accanto.

Profilo F

Come l’ospite al profilo C anche lui è cordiale e anche lui ha la fantastica skill di rendersi una persona piacevole al primo impatto.

Gliene sono grata. Con questo spirito (quello della gratitudine) e il sorriso più simile a una smorfia sincera, gli chiedo cosa posso portargli.

Lui lo sa ed è sul menù. Sono praticamente già su un ginocchio pronta a chiedergli la mano ma rovina tutto. Lui infatti sa esattamente cosa vuole però ci tiene a specificarmi che cosa comporterà nel concreto quella scelta.

“Vorrei questa birra chiara anche se dopo devo subito scappare in bagno”

Quando vede che mi appunto “birra” sul blocchetto e non accenno a chiedergli più info, continua con i dettagli “praticamente quando bevo della birra dopo, sulla tavoletta, faccio un disastro”

Continua così la sua ordinazione: un primo piatto + la descrizione accurata degli effetti + un secondo piatto + minuzioso racconto di quella volta dopo la spaghettata di cozze, dessert + sapevi che il tiramisù entra ed esce dal mio corpo quasi con le stesse fattezze?

Profilo G

Ultimo ma solo perché immagino che mantenere alta l’attenzione di un lettore richieda una certa abilità e non avendola prediligo la tecnica del tagliare corto, l’ospite del profilo F esegue in modo estremamente facile i passaggi standard. Quindi saluta, si siede, legge il menu e ordina un piatto che esiste e senza entrare in particolari che neppure il suo medico di base ci terrebbe a sapere.

La sua pecca è che si sente maledettamente solo e al posto di rivolgersi a chi di dovere, sceglie te che stai per girare sui tacchi pronta a uscire dalla sua vita e incline a rientrarci esclusivamente per consegnargli l’omelette che ti ha ordinato.

Il suo scopo è intrattenersi. Ha pochi secondi di tempo per trovare un argomento del tutto casuale e di poco interesse. A volte spara la prima frase che gli passa per il cervello, lo si capisce perché dopo aver posto la domanda ha lo sguardo confuso quasi come se non avesse posto il quesito lui stesso: “lo sa signorina che nel 2040 ci sarà la terza guerra mondiale?”

Vorrei fare spallucce ma mi sembra indelicato

“Deve stare attenta ai segnali” rincara la dose e con gli occhi lucidi aspetta che tu gli chieda di spiegarti per filo e per segno di che segnali stia farneticando.

Quando lo faccio, ormai K.O. per tenerezza, mi metto nella disposizione d’animo che finché non mi chiederà di pagare e smonterà le tende dovrò tenere le orecchie a disposizione per ulteriori approfondimenti.

Lui nel frattempo mi sta consigliando di stare in campana quando le ragazze cominceranno a portare dei sandali in plastica ai piedi: “sarà la moda del tempo” e mi mostra su google le foto dei presunti calzari.

Io annuisco perché tanto dopo aver vissuto sulla mia pelle l’epoca delle tute di Dimensione Danza e i pantaloni di Frankie Garage mi sento inscalfibile.

Lui comunque non si lascia turbare dal mio sguardo vuoto e dal quarto sbadiglio eseguito nel giro di pochi minuti.

Se mi sostituissi con una figura cartonata probabilmente non se ne accorgerebbe neppure

Mi appunto sul blocchetto di procurarmene una per il prossimo turno.

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